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In Basilicata fragole al macero

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Fragolicoltori che abbandonano gli impianti nel momento clou della campagna. Per colpa dei prezzi bassissimi che, specie nelle ultime settimane, non hanno permesso la totale copertura dei costi agricoli.
 
Questo lo scenario di crisi che sta affrontando la Basilicata, la regione della “regina delle fragole”: la Candonga Fragola Top Quality, nonché la principale zona di produzione fragolicola italiana con quasi mille ettari. Un'area che conta più di 300 aziende impegnate nella fragolicoltura che danno lavoro a 12mila persone durante la raccolta, per un indotto che sviluppa fatturati di milioni di euro. 
 
"L'attuale situazione di mercato, difficilissima, rischia di mettere in ginocchio il nostro comparto, volano dell’economia lucana”. La denuncia arriva direttamente da Carmela SurianoCeo del Club Candonga. Che sottolinea: "Nonostante le attività di promozione e gli sforzi realizzati dai produttori per offrire al mercato un prodotto salubre ed etico, i risultati non sono soddisfacenti”, prosegue.
 
"I prezzi, dopo il lieve rialzo prima di Pasqua, sono nuovamente crollati per via delle ingenti quantità della produzione meridionale. Nei mesi scorsi, come noto, le temperature non hanno consentito alle piante di produrre molte fragole. Gli impianti adesso sono al massimo della loro capacità. Sul mercato europeo, inoltre, sono già entrate le prime fragole del Nord Italia, olandesi e tedesche".

La filiera lucana invoca l'azione delle industrie di trasformazione che siano interessate a premiare con prezzi adeguati un prodotto premium come la Candonga Fragola Top Quality. "In presenza di difficoltà nel collocare il prodotto sul mercato del fresco, riscontriamo la totale assenza di domanda da parte delle industrie. Per queste ultime, da una parte le normative consentono di realizzare preparati (confetture, bibite e semilavorati) con una percentuale minima di frutta, dall’altra sul mercato sono sempre più presenti ingenti quantitativi di puree discutibili da un punto di vista qualitativo e di sicurezza alimentare, provenienti da Paesi extracomunitari e dalla Cina”. 
 
Per Suriano, in particolare, sarebbe fondamentale adottare una normativa a livello nazionale ed europeo che consenta di innalzare la quota minima di frutta nei prodotti preparati, perlomeno fino all'80%, al fine di tutelare le produzioni di qualità. "Stiamo buttando al macero fragole buone per dare spazio a zuccheri industriali - aggiunge la Ceo del Club Candonga - Anche le aziende locali di trasformazione della nostra regione, finanziate con risorse comunitarie destinate al settore primario, non si approvvigionano dai produttori presenti sul territorio. Quando questo avviene, la remunerazione offerta è di solo 30-40 centesimi di euro al chilo, un prezzo che non copre neppure il costo necessario per la raccolta. Pertanto, per la sopravvivenza dell’intero comparto fragolicolo lucano, è necessario un intervento delle istituzioni regionali e nazionali affinché venga tutelato il prodotto italiano non solo fresco, ma anche quello destinato alla produzione industriale”. 
 
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